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venerdì 10 settembre 2021

Rosario di Misteri - 9 settembre 2021

 

Sono già trascorsi un paio di giorni dall’inizio della nostra missione. Siamo al largo di Lampedusa e avvistiamo un paio di barconi. Immediatamente scatta il protocollo d’azione che prevede l’avvicinamento di un nostro gommone con salvagenti per tutte le 50 persone stipate nella prima delle due imbarcazioni.

Ci sono alcune donne e alcuni bambini.

 

Ci sono occhi che non sai di avere e che si aprono solo di fronte al mistero. Il mistero li schiude. 

Oggi qui c’è un rosario di misteri che partoriscono un nuovo sguardo in me: il mistero sinistro di un pugno di uomini-donne-bambini che scommettono tutto ciò che hanno – la vita – sulla crudele roulette del mare; il misterobuffo di aspettarsi una dignitosa accoglienza che in realtà si rivelerà rateizzata in rivoli di distinguoburocratici; l’insopportabile mistero che fa del mare una frontiera esistenziale arbitraria; il misteroimpertinente di chi – come i migranti - sfida il suo passato strappandoselo di dosso per vestirsi di un futurosottilmente trasparente da parer inconsistente. 

Guardare il mistero è rivelazione che ci acceca, sostenerequesto sguardo ci permette non tanto di ritrovare la vista quanto il desiderio di vedere. 

Solo così Signore ti lasci guardare dal sottoscala della storia.



mercoledì 8 settembre 2021

L'attesa muore - 7 settembre 2021

Stiamo aspettando di salpare dal porto di Siracusa in cui siamo attraccati da tre giorni in attesa che il mare agitato a sud di Lampedusa – nostra zona di azione - si calmi. Noi stazioneremo in questo fazzoletto di mare in un’azione di osservazione e vigilanza con l’obbiettivo di avvisare immediatamente le autorità competenti in caso di avvistamento di qualche imbarcazione di profughi. (*)

L’attesa è un movimento elementare dell’essere. E’ un fondamentale dello Spirito, l’esercizio quotidiano del disporsi a qualcosa o qualcuno che ci trascende. L’attesa è forse il primo passo verso Dio, o forse è il Suo Primo Passo verso di noi, l’Atteso che non sappiamo aspettare e da cui solo sappiamo aspettarci. L’attesa in fondo è il profumo della vita che, come ogni essenza, risveglia e anticipa il piacere. L’attesa è nostalgia di futuro, è anticipazione di presente. Per noi dodici, stipati in questa barca danzante, l’attesa piovutaci addosso in modo inaspettato possiede il gusto amaro dell’imprevisto, la ruvidezza dell’impedimento: è tempo in perdita. Per i migranti, fratelli di un dio minore, attendere significa stillicidio di speranza. In questo momento sui due versanti del Mediterraneo l’attesa ci unisce, l’attesa di uno sconosciuto incontro tra sconosciuti. Il mare farà da testimone imparziale e dolorosamente indifferente.

Si parte. L’attesa è ferita, versa morente disposta a cedere il passo all’accadere che scolpirà gli eventi. E’ un sacrificio necessario e sano. E’ uno scomparire che permette un apparire. Un po’ come fa Dio, Eterno Esserci. Da oggi il mare sarà la nostra terra insidiosa, volubile e misteriosamente ingovernabile e il cielo sarà specchio su noi disegnando speranza.

                                                                                don Luigi, dal veliero Astral

martedì 7 settembre 2021

Ballo D`Acqua - 5 Settembre 2021

Si parte. Finalmente si parte. Anzi no. Il mare è grosso, ruvida ironia di chi – come il mare – giganteggia per essenza. Nella quiete come nella tempesta s’impone quest’essere in sè incontrollabile con movenze capricciose. Oggi è agitato. Decide il suo ritmo e ti invita al suo ballo. Non gl’importa se tu vuoi ballare. Il mare decide il ritmo e tu se vuoi accetti l’invito. Il capitano di Astral – nave della piccola flotta di Open Arms - decide di declinare per prudenza più che pudore. Non ci aspettavamo di attendere. Nessuno quando parte sospetta mai di dover attendere ma l’attesa è lì pronta ad aspettarti. 

 Anche dall’altra parte del fianco di questo orizzonte d’acqua in questo stesso momento si sta attendendo con trepidazione che la frenesia delle onde cali per gonfiare il soffio della speranza accesa negli occhi di migranti di terra e mare per deporla in una caricatura d’imbarcazione. Anche loro in attesa. Atroce attesa. Di questi improvvisati naviganti in fuga non conosciamo il volto ma sappiamo che c’incontreremo o faremo di tutto perché ciò accada. Noi e loro con curiosa incrociata intensità. C’è una bellezza commovente nell’intenzionalità di un incontro. E anche l’attesa pare addomesticata.

 E’ un gioco di specchi in cui ognuno dai fianchi opposti dell’immenso mare cercherà con avidità l’altro nella danza d’acqua che ci è stata preparata. Ci cercheremo perché la danza è a due e noi siamo entrati in pista per fare questo ballo insieme. Un dubbio: chi ha pensato alla musica per le danze? E su quale cadrà la scelta? A questo provvederà Dio quando verrà il momento.

                                                                                          don Luigi, dal veliero Astral